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IL CAVALLO NERO

 

In “Storie di draghi, demoni e condottieri” , un’antologia pubblicata dalla Domino editore, è inserito un mio racconto, “Il Cavallo Nero”.

E’ il primo racconto che scrivo come “professionista”, e confesso che l’ho consegnato all’editore con un certo batticuore, afflitta come sono da una totale incapacità di giudicare in maniera obiettiva quel che scrivo.

Fortunatamente l’editore è stato magnanimo, e il racconto ora va per il mondo, in attesa del giudizio dei lettori (altro batticuore!), assieme agli altri che compongono questo  volume: “L’ultimo segreto” di Chiara Guidarini,  “Un capzioso uomo” di Marco Murgia, “San Stolzo e i draghi” di Antonia Romagnoli e “Fondamenta d’incubo” di Fabrizio Valenza.

Tutti autori italiani, e tutti ispirati a leggende, miti paesani e credenze popolari, o quanto meno a momenti storici italiani : la dominazione ostrogota, le grandi pestilenze medievali, l’invasione dei Bizantini, cosa che  ha significato per il narratore un’ attività ulteriore e diversa dal semplice raccontare, cioè una ricerca storica/geografica sui tempi e sui luoghi dove ha voluto ambientare la sua storia.

 

Per quanto mi riguarda, sono sempre stata interessata al periodo storico che va dal disfacimento dell’ Impero Romano alle varie invasioni e dominazioni cosiddette barbariche che si sono alternate in Italia, e che in fondo hanno finito con il costruire, assommandosi ai resti della cultura romana, la base di quello che è ora il nostro Paese.

Molti sono gli eventi affascinanti di quel lontano medioevo, e molte le figure storiche indimenticabili, come il discusso Arduino d’Ivrea, Odoacre, che depose l’ultimo imperatore romano, la tragica Rosmunda, Teodolinda che  lottò per la supremazia della Chiesa Cattolica contro l’Arianesimo, e altri che sarebbe troppo lungo (e probabilmente noioso) elencare.

Tra costoro grandeggia  il re ostrogoto Teodorico il Grande, uno dei due protagonisti del mio racconto. Personaggio talvolta ambiguo e contraddittorio, valoroso condottiero, mecenate delle arti, legislatore accorto e sottile politico, ma anche spietato persecutore dei suoi avversari, fu una sintesi delle culture nordiche, orientali e romane.

Fu molto amato e molto odiato e, a inneggiarlo o a condannarlo, su di lui sorsero svariate leggende; in particolare, la sua fine improvvisa e soprattutto la sparizione dei suoi resti, che avrebbero dovuto essere custoditi  a Ravenna, nel grande e bellissimo mausoleo che porta il suo nome, suggerirono cupe storie, in cui il Re veniva punito e trascinato all’inferno per punizione dei suoi delitti.

In tempi relativamente recenti, anche Giosuè Carducci fu attratto da questa figura: infatti scrisse il poemetto “La Leggenda di Teodorico” in versi a quartine doppie, riprendendo uno dei miti sulla morte del Re, che sarebbe stato trascinato via e poi scaraventato nel cratere dell’Etna da un demonio incarnato in un cavallo, scontando così con la dannazione eterna la sua tirannia contro gli Italiani e l’uccisione del filosofo Boezio.  

Visione quanto meno semplicistica della storia di un grande Re, che cercò sempre di favorire l’integrazione tra gli originali abitanti d’Italia e gli Ostrogoti conquistatori, ma scandita in versi  falsamente semplici, che lasciano un segno nel lettore.

Ancora bambina, infatti, io ne fui affascinata, tanto che , qualche anno dopo, cominciai a cercare altre notizie su Teodorico, attirata dalla sua grandezza e dall’infelicità, che traspira anche nei versi del pur ostile Carducci.

Scoprii così una verità alquanto diversa e molto più complessa di quanto non trapeli nel bellissimo poemetto, e la contraddittoria figura del Re ostrogoto  mi  attirò sempre di più.

Così, quando mi fu proposto di scrivere un racconto fantasy possibilmente ambientato nel Medioevo, mi fu naturale pensare a Teodorico, riprendendo la stessa leggenda sulla sua fine che è alla base del poema carducciano, ma dandole una diversa conclusione, suggerita non solo dall’ammirazione e dalla pietà che questo grande Re mi ispira, ma anche dai valori del pentimento e della misericordia divina.